L’antiebraismo che verrà

Libri, romanzi, documentari e musica di Emanuele Palmieri

Immagine rappresentativa dell'antiebraismo contemporaneo dopo il 7 ottobre 2023

L’antiebraismo che verrà

L’antiebraismo che verrà non è un’ipotesi ideologica, ma un rischio reale fondato su dati storici e documenti recenti, un’analisi predittiva basata su dati certi e verificabili.

Ci sono date che restano nella storia di un popolo. Una di queste è l’11 settembre: per gli americani significa attacco alle Torri Gemelle, per i cileni l’instaurazione del regime di Augusto Pinochet. Una delle date che da sola ha assunto un significato complesso è diventata il 7 ottobre, che per gli israeliani e per il mondo intero è il giorno in cui Hamas ha attaccato Israele.

In Palestina il tempo sembra essersi fermato a quella data, eppure sono passati anni. Tutti sembrano agire come se si vivesse in un eterno 8 ottobre, giorno della reazione, che continua la sua rappresaglia rispetto a qualcosa che sembra essere “accaduto ieri”. Il principio di azione e reazione è uno dei principi fondanti dell’universo, ma tutto è limitato alla quantità di energia in ballo. In questo caso, la reazione di questo lunghissimo, quasi eterno 8 ottobre israeliano supera di gran lunga l’azione di Hamas.

Hamas che, tra l’altro, poco prima di quel maledetto 7 ottobre era sotto l’attenzione delle procure israeliane perché forse, attraverso denari transitati dal Qatar, era stata finanziata dalla fazione politica di Netanyahu, che proprio per quel motivo rischiava di finire sotto processo. L’attacco del 7 ottobre ha fermato la macchina della giustizia. Inizia la reazione, non accenna a fermarsi.

L’antiebraismo che verrà inizia oggi

La ricerca che ho condotto, che teorizza la possibilità di un antiebraismo che verrà, è assolutamente metodica e tiene conto di precedenti storici e cronaca attuale. Tra ottobre 2023 e giugno 2024, Amnesty International ha documentato 102 dichiarazioni di funzionari israeliani e 22 dichiarazioni di alti funzionari che hanno un chiaro valore genocidario. Uno di questi alti funzionari è proprio Bibi Netanyahu, un altro è il ministro Smotrich, un terzo il ministro Ben-Gvir. Questi ultimi due sono stati dichiarati “persone non grate” dal governo sloveno e da quello olandese.

All’inizio del ‘900 esisteva un forte sentimento antiebraico (non utilizzo la parola “antisemita” perché è priva di senso: sono semiti anche i palestinesi e gli etiopi), ma si basava su convinzioni popolari supportate da un ristretto numero di intellettuali, o pseudo tali, di quell’epoca. L’antiebraismo dilagò. Adolf Hitler dovette curare un campo già ampiamente arato e seminato. Poi passò alla mietitura.

Oggi le cose sono diverse. Oggi tutti possono consultare internet e verificare che, in questo scenario, i dichiarati oltre 60.000 morti sono troppi. Segno che sì, possono esserci situazioni in cui i civili vengano usati come scudi umani; sì, la urban warfare ha un alto tasso di vittime collaterali, ma secondo il principio di azione e reazione siamo andati troppo oltre. Anche se nessuno lo ammette espressamente, quello che sta accadendo stranamente ha tutte le caratteristiche di un genocidio.

Ultimamente sta serpeggiando l’idea che la responsabilità della carestia e della fame tra i civili palestinesi sia dell’ONU. Ennesima vergogna in una faccenda disumana.

Arriva dall’interno

Quello che Bibi, Smotrich e Ben-Gvir non hanno messo in conto è che non siamo all’inizio del ‘900. Le persone vedono, partecipano al dolore palestinese, piangono per i bambini uccisi e annoverati tra i “danni collaterali”. Danni collaterali un corno: erano bambini. Bambini.

Le persone vedono l’arroganza del loro governo, vedono la sfrontatezza delle loro parole ed elaborano, silenziosamente. Stanno arando, dissodando, seminando un campo di antiebraismo molto più grande di quello del ‘900. Lo stanno facendo con le loro mani e con la loro arroganza.

Le possibilità di un antiebraismo che verrà sono alte. Bisogna solo capire quanto distante temporalmente avverrà, ma i presupposti ci sono tutti. Come sempre, a pagare sarebbero i santi per i peccatori. Quei tre arroganti funzionari forse avranno già pagato o l’avranno fatta franca, non ha importanza. Quello che importa è chi verrà chiamato a saldare il conto.

A me potrebbe non importare: sono di etnia tirrena e cattolico. Ma se conosco la storia, le mani di quegli arroganti assassini gronderanno sangue ebreo, misto a quello palestinese, e questo è comunque un male, non una consolazione o una giustizia per conto terzi che non esiste.

Sono preoccupato, perché essere nati in un contesto non può e non deve significare essere il male, ma con questi presupposti probabilmente non esisteranno santi e verranno chiamati a pagare tutti i peccatori.

Buona fortuna.

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AMNESTY INTERNATIONAL


👤 Emanuele Palmieri è scrittore, videomaker e musicista.
Osserva la realtà con uno sguardo libero e indaga i grandi temi dell’anima, della società e della verità nascosta.
Scopri i suoi libri, documentari e musica.

 

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